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DOI 10.1701/1574.17122 Scarica il PDF (563,4 kb)
Recenti Prog Med 2014;105(7):307-308



Cinema e medicina

a cura di Luciano De Fiore

Cinema d’estate

Mentre si accendono le luci delle poche arene superstiti, la più parte delle sale cittadine chiude mestamente per ferie, id est per mancanza di spettatori. Curiosamente, anche i programmi televisivi vanno in letargo nella bella stagione, nell’attesa che l’autunno riproponga gli X Factor ed i Ballarò. A tarda sera, su qualche canale Sky, passano a volte dei bei film, e se l’afa ci consiglia di tirar tardi, può valere la pena attardarsi di fronte alla luce azzurrina del televisore.

Può capitare allora di rivedere un classico come Blade Runner, di Ridley Scott. Magari nella versione non tagliata. Un film costruito sull’ossessione del vedere. Il simbolismo degli occhi torna in quasi tutte le inquadrature-chiave. Fin dalle sequenze iniziali: una panoramica notturna sullo skyline di una inquietante ed oscura Los Angeles del 2019 si riflette due volte in un occhio a tutto schermo, sull’iride azzurra del quale guizzano nel buio le fiamme delle ciminiere. Un solo occhio, come quello del Grande Architetto dell’Universo.

Il medico noterà subito che l’enorme occhio screziato dai riflessi delle fiammate non è un occhio sano, segnato com’è da cateratte e macchie. Non tanto l’occhio di un Dio, ma semmai quello di un dio artificiale, come Eldon Tyrrell, il padrone della Tyrrell Corporation, la fabbrica degli androidi replicanti. I difetti dell’occhio sembrano addirittura influire sui riflessi stessi che vi si disegnano in qualche misura distorti. Su quest’occhio-organo che non si confronta con lo sguardo dell’alterità ma contempla la scena del mondo, lo stesso Ridley Scott ha detto: «Intuitivamente, pensavo fosse molto vicino al concetto fondamentale di Orwell: il mondo è attualmente sotto controllo, è come l’occhio del Grande Fratello».

Anche Eldon Tyrrell porta enormi occhiali da vista. Il cui principale effetto è quello di amplificarne lo sguardo: non servono tanto a veder meglio, ma ad esaltare lo sguardo del “dio-padre” dei replicanti, l’unico in grado di fissare o di estendere – come le antiche Parche – il limite della loro vita. Quando Batty – il capo dei replicanti della serie Nexus 6 in fuga (Rutger Hauer) – riesce a farsi ricevere da Tyrrell, di fronte al rifiuto di questi di prolungargli la “data di ritiro”, cioè la morte, lo ucciderà. E sceglierà di farlo, non a caso, cavandogli gli occhi con i suoi stessi pollici: un Edipo al contrario, che non si acceca perché ha ucciso suo padre, ma che acceca il padre-creatore perché questi lo ha ucciso in partenza, dandogli solo l’illusione della vita. Gli stessi occhi dei replicanti, le loro pupille dai riflessi giallo-arancio, rivelano la loro natura di occhi “costruiti” nei laboratori della Eye Work.




Occhi come porta d’ingresso dell’anima, ed anche come suo specchio. Tant’è vero che nel film una macchina della verità speciale, la Voight-Kampff, è lo strumento attraverso il quale i Blade Runner – i cacciatori di taglie – riescono a riconoscere un replicante da un uomo vero e proprio: come dice il proverbio, gli occhi non mentono mai. Il poligrafo – nella riduzione di Scott così come nel romanzo originario di Philip Dick – è in grado di misurare le contrazioni del muscolo dell’iride, mettendole in relazione con le domande al quale intanto il soggetto viene sottoposto. Nel caso degli androidi, la macchina coglie la mancata reazione dell’iride, per l’assenza di reazione a stimoli emozionali di ordine morale. In una scena-madre, assistiamo all’esame alla Voight-Kampff del replicante Leon Kowalski:

«Il tempo di reazione è importante in questo test, allora si concentri e risponda il più in fretta possibile. […] Si tratta di un test fatto per provocare una risposta emotiva. Possiamo continuare? Mi descriva in parole semplici soltanto le cose piacevoli che le vengono in mente a proposito di sua madre».

«Mia madre?»

«Sì».

«Le parlerò di mia madre».

Leon, un attimo prima di esser scoperto, si alza, spara e uccide il cacciatore di taglie/oculista che lo sta interrogando.

Un gran film. Anche prima dell’epico finale sul tetto di un edificio, con la lotta mortale tra Dick Deckard (Harrison Ford) e l’ultimo replicante superstite, Batty. E anche allora, nel monologo finale, la visione ritorna, affascinante e spaventosa: «Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione… e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire».

O di andare a letto, meglio.

Blade Runner (1982), di Ridley Scott

Trailer:

www.youtube.com/watch?v=LSQdEkcm6z

www.youtube.com/watch?v=yiuAI-GuOOc

trailer italiano: www.mymovies.it/film/ 1982/bladerunner/trailer/

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 2038-1840