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Bud Rose: mettere ordine nelle conoscenze

Rebecca De Fiore

«C’è preoccupazione riguardo la capacità delle riviste scientifiche di mantenere gli elevati standard di qualità durante la pandemia da coronavirus»1. Quello di Howard Bauchner, direttore del Journal of the American Medical Association, sembra davvero essere un grido di allarme. Solo alla direzione della rivista della più grande associazione dei medici statunitensi, sono stati proposti dal 1° gennaio al 1° giugno 2020 oltre 11.000 articoli incentrati sulla CoViD-19, rispetto ai circa 4000 ricevuti nello stesso arco di tempo nel 2019.

La pandemia di CoViD-19, oltre ad aver causato la morte di più di 500.000 persone a livello globale in soli 4 mesi, sta avendo un profondo effetto su tutti gli aspetti della nostra vita, compresa la produzione e la pubblicazione di ricerche scientifiche. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha provato già nelle fasi iniziali dell’emergenza sanitaria a mettere in guardia l’opinione pubblica e la comunità scientifica parlando di infodemia, per indicare quella abbondanza di informazioni, alcune accurate e altre no, che rende difficile trovare fonti affidabili quando se ne ha bisogno. Un problema sentito soprattutto da medici e infermieri che in un momento come questo si trovano a doversi orientare in mezzo a migliaia di pubblicazioni: un numero senza precedenti di ricerche condotte in uno stesso ambito in così poco tempo. Una ricerca su PubMed con parole chiave come o restituisce qualcosa come 28.000 pubblicazioni e il numero si riduce a 20.000 rimuovendo i duplicati. Su Google Scholar, invece, l’interrogazione produce 136.000 pubblicazioni, che corrispondono a circa 6000 articoli ogni settimana. Timothy Sheahan, virologo all’Università della Carolina del Nord, Chapel Hill, ha confessato di non riuscire a stare al passo. Ed è una sensazione condivisa anche dai medici italiani: «Quando non si lavora, si studia per cercare di uniformare l’assistenza all’interno del Reparto», ci spiega Francesca Bosco, medico internista dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino. «Per contenere un relativo disordine nei diversi approcci alla malattia che inevitabilmente si poteva determinare. Ma durante l’emergenza pandemica il quadro è stato complicato dall’uscita anche di lavori metodologicamente non rigorosi e di scarso spessore statistico, anche su riviste autorevoli». Non solo tanti articoli, dunque, ma anche di media o modesta qualità metodologica: studi osservazionali, serie di casi e così via. Laddove il medico (e non solo) avrebbe bisogno di sintesi ragionate, capaci di dare il giusto “peso” alle evidenze raccolte dalla ricerca. Ha raccontato Kate Grabowski, epidemiologa di malattie infettive presso la Johns Hopkins University Bloomberg School of Public Health, di non avere il tempo di leggere interi articoli e di capire qual è il valore aggiunto e quali sono i limiti.

L’intuizione capace di rispondere ai bisogni informativi dei professionisti sanitari l’aveva avuta Burton Rose quando, nel 1991, decise di fondare UpToDate. Burton “Bud” Rose era un medico nefrologo, autore di due importanti libri di testo di Nefrologia. Laureato in Storia alla Princeton University, ha successivamente studiato Medicina alla New York University School of Medicine. Dopo aver prestato servizio nella Marina degli Stati Uniti come nefrologo, ha iniziato la propria carriera accademica con incarichi presso la University of Massachusetts Medical School di Worcester, il Brigham and Women’s Hospital e la Harvard Medical School di Boston. Considerato da alcuni colleghi come lo Steve Jobs della medicina, Bud Rose ha ideato uno degli strumenti più importanti in ambito medico degli ultimi 30 anni: UpToDate, un sistema di supporto decisionale in campo clinico basato su prove di efficacia e curato nei contenuti da un team di medici esperti. Inizialmente, l’obiettivo di Rose era “semplicemente” quello di trovare un modo per aggiornare più rapidamente il suo primo libro di testo, considerato un caposaldo della Nefrologia per gli studenti di medicina. Quando il suo editore rifiutò di pubblicare il contenuto del libro in un formato accessibile dal computer, Bud decise di farlo da solo e così nacque UpToDate. Dapprima focalizzato proprio sulle malattie renali, oggi comprende 25 specialità con oltre 7100 autori e curatori. Non stupisce, quindi, che circa 1,9 milioni di medici utilizzino questo strumento, una vera e proprio bussola per orientare le decisioni cliniche per una migliore assistenza al malato.

Burton Rose è morto venerdì 24 aprile 2020, a causa proprio delle complicanze della CoViD-19. «Dobbiamo tutti qualcosa al dottor Burton Rose, maestro, nefrologo. La sua creazione, UpToDate, è un’ancora di salvezza quotidiana per quasi tutti gli operatori sanitari». Il ricordo di Danielle Ofri, medico al Bellevue Hospital, il più antico ospedale degli Stati Uniti, e professore associato di Medicina alla New York University, è significativo, al pari di molti altri letti su Twitter: «L’uomo che stava dietro una delle migliori fonti della medicina basata sulle evidenze», ha scritto Lorenzo Moja, medico oggi all’OMS e tra gli animatori del Centro Cochrane italiano; «Bud Rose è stato un insegnante meraviglioso. Molto tempo fa, per me accedere ad UpToDate equivaleva a entrare nel suo studio»; «Sono terribilmente triste, Bud Rose era una vera leggenda in medicina. Grazie dai medici di tutto il mondo per l’impatto che hai avuto su di noi».

Bibliografia

1. Bauchner H, Fontanarosa PB, Golub RM. Editorial evaluation and peer review during a pandemic: how Journals Maintain Standards. JAMA 2020; 324: 453-4.