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DOI 10.1701/3366.33416 Scarica il PDF (129,5 kb)
Recenti Prog Med 2020;111(5):339-340



La vitamina D è efficace contro la CoViD-19?

La vitamina D protegge dall’infezione da nuovo coronavirus? Falso! Non ci sono attualmente evidenze scientifiche che la vitamina D giochi un ruolo nella protezione dall’infezione da nuovo coronavirus.


L’articolo è stato pubblicato
il 22 aprile 2020
sul sito
https://dottoremaeveroche.it/


Nella continua ricerca di una soluzione contro la malattia da nuovo coronavirus SARS-CoV-2, alcuni ricercatori hanno ipotizzato che la vitamina D possa avere dei benefici nella prevenzione e nel trattamento della CoViD-19. I risultati degli studi, però, sono stati deludenti a proposito dei benefici extrascheletrici della vitamina D, ovvero degli effetti che ha al di fuori del tessuto osseo e muscolare. La conferma viene direttamente dal Ministero della Salute, sul cui sito si legge: «La vitamina D protegge dall’infezione da nuovo coronavirus? Falso! Non ci sono attualmente evidenze scientifiche che la vitamina D giochi un ruolo nella protezione dall’infezione da nuovo coronavirus»1. Ma andiamo per ordine.


Perché è circolata questa falsa notizia?

Il 26 marzo due quotidiani nazionali hanno comunicato con titoli a tutta pagina che stimati ricercatori dell’Università di Torino, dopo avere riscontrato bassi livelli di vitamina D nei ricoverati per CoViD-19, avrebbero iniziato uno studio per valutare l’efficacia della vitamina D in queste condizioni2. Sono bastati questi articoli per scatenare la più classica delle reazioni a catena, determinando un aumento esponenziale delle notizie sull’argomento. Successivamente, però, i ricercatori torinesi hanno precisato che il documento non era il risultato di uno studio, ma riguardava ipotesi e non prove di efficacia.





Dottore, a cosa serve la vitamina D?

La vitamina D è una vitamina liposolubile, ovvero fa parte delle vitamine che si sciolgono nei grassi. È naturalmente presente soprattutto nei pesci grassi (salmone, tonno, anguilla, sardine, pesce spada), nell’olio di fegato di merluzzo, nei tuorli d’uovo, nel fegato di manzo e in alcuni tipi di funghi. La vitamina D, però, piuttosto che dal cibo, viene in grande parte prodotta e accumulata dal nostro organismo attraverso l’esposizione ai raggi solari. Questa vitamina agisce aiutando il corpo ad assorbire il calcio dagli alimenti e per questo è utile nell’azione di calcificazione delle ossa. Le persone con poca vitamina D, infatti, rischiano di avere le ossa fragili, una condizione conosciuta come rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti. Inoltre, la vitamina D contribuisce a mantenere nella norma i livelli di calcio e di fosforo nel sangue. Ricordate che la maggior parte delle persone riesce a ottenere i nutrienti necessari a partire dal cibo, dunque salvo in rare eccezioni non è necessario assumere la vitamina D attraverso gli integratori.





Quindi perché la vitamina D servirebbe contro la CoViD-19?

Si è iniziato a parlare dei benefici che potrebbe avere la vitamina D sui pazienti con CoViD-19 perché esistono dati a favore di un possibile effetto della vitamina D sullo sviluppo di infezioni respiratorie. Si tratterebbe, in particolare, di un’azione protettiva del colecalciferolo, la forma di vitamina D che viene prodotta dalla cute per esposizione al sole3. Si tratta, però, di un contributo preliminare: il passaggio dagli studi in vitro alle ricerche sperimentali è stato deludente nella grande maggioranza degli effetti extrascheletrici al di fuori del tessuto muscoloscheletrico del colecalciferolo.

Anche voci accademiche sostengono la causa della vitamina D nella lotta alla CoViD-19. Alcune di queste sono basate su una supposta azione di stimolo sulla risposta immunitaria, ma i risultati dei trial clinici sono in realtà contrastanti. Altre, invece, sono basate su un suo ipotetico effetto antivirale4 e su una generica azione protettiva sulle infezioni respiratorie5. L’ipotesi più recente, infine, è stata suggerita da un rappresentante dell’endocrinologia nazionale ed europea, che arriva ad attribuire alla carenza di vitamina D la più elevata mortalità da CoViD-19 nell’Italia del Nord, soprattutto in Lombardia6. In questo caso occorre fare attenzione a non scambiare l’effetto per la causa. Il fatto che i livelli nel sangue di una componente della vitamina D siano bassi nei ricoverati in condizioni critiche da varie cause è noto da tempo, ma l’orientamento attuale è di ritenere la carenza di vitamina D più come conseguenza della malattia e delle cattive condizioni del paziente che non causa della situazione compromessa7.

Occorre ribadire ancora una volta come per tutte queste opinioni non sia assolutamente possibile parlare di evidenze, per cui al momento attuale la somministrazione di vitamina D per combattere un’infezione da SARS-CoV-2 o migliorarne l’evoluzione polmonare è da considerare non sostenuta da adeguate prove di efficacia.

Rebecca De Fiore

Bibliografia

1. Ministero della Salute. Covid-19 – Attenti alle bufale. https://bit.ly/3dyuSls (ultimo accesso: 20 aprile 2020).

2. Ricca J. Coronavirus, studio dell’Università di Torino: assumere più vitamina D per ridurre il rischio di contagio. La Repubblica, 26 marzo 2020.

3. Bouillon R, Marcocci C, Carmeliet G, et al. Skeletal and extraskeletal actions of vitamin D: current evidence and outstanding questions. Endocr Rev 2019; 40: 1109-51.

4. Cobbold PH. Rapid response to BMJ. BMJ 2020; 368: m810.

5. Martineau AR, Jolliffe DA, Hooper RL et al. Vitamin D supplementation to prevent acute respiratory tract infections: systematic review and meta-analysis of individual participant data. BMJ 2017; 356: i6583.

6. Giustina A, Formenti AM. Re: Preventing a covid-19 pandemic. Can high prevalence of severe hypovitaminosis D play a role in the high impact of Covid infection in Italy? BMJ 2020; 368: m810.

7. Da Cas R, Formoso G, Maestri E. Vitamina D e Coronavirus: non prove ma solo ipotesi. Scienza in Rete, 1 aprile 2020. https://bit.ly/2SZRG5O (ultimo accesso: 20 aprile 2020).

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