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DOI 10.1701/508.6076 



Valore della proteinuria nella stadiazione delle nefropatie croniche

La gravità delle nefropatie croniche è classificata principalmente in base ai valori di filtrato glomerulare stimato (eGFR, secondo l’acronimo d’uso internazionale: “estimated glomerular filtration rate”). È tuttavia oggetto di discussione il ruolo della proteinuria e della sua intensità nella classificazione della gravità delle malattie renali, nonché nell’influenzarne il decorso e l’esito (Garg AX, Kiberd BA, Clark WF, et al. Albuminuria and renal insufficiency prevalence guides population screening. Kidney Int 2002; 61: 2165). La questione ha notevole rilevanza qualora si tenga presente che circa il 50% dei soggetti con nefropatie allo stadio iniziale hanno un eGFR normale, mentre presentano anomalie all’esame delle urine e alle tecniche per immagine (Coresh J, Selvin E, Stevens LA, et al. Prevalence of chronic kidney disease in the United States. JAMA 2007; 298: 2038). D’altra parte, è noto che circa il 25% dei soggetti con proteinuria presentano un eGFR inferiore a 60mL/min/1.73 m2 (Garg et al. loc cit). Si ritiene pertanto che un basso eGFR ed una proteinuria non sempre coesistano e che questi due parametri debbano essere misurati contemporaneamente per valutare i soggetti a rischio di danno renale.
In un recente studio clinico è stata esaminata l’associazione tra ridotto eGFR, protenuria e decorso clinico avverso, comprendente tutte le cause di mortalità, infarto miocardico e progressione verso l’insufficienza renale (Hemmelgarn BR, Manns BJ, Lloyd A, et al, for the Alberta Kidney Disease Network. Relation between kidney function, proteinuria and adverse outcomes. JAMA 2010; 303: 423).
Lo studio ha incluso tutti gli adulti di età superiore a 18 anni della provincia di Alberta in Canada, che avessero eseguito almeno una misura della creatininemia; sono stati esclusi i pazienti in dialisi o con trapianto renale all’inizio dell’indagine, oppure con valore di creatinemia non plausibile (<0,28 mg/dL).
La prognosi associata a un determinato livello di eGFR varia notevolmente in base alla presenza e all’intensità della proteinuria. Infatti i soggetti con intensa proteinuria, ma senza un eGFR nettamente anormale, presentano un decorso più grave rispetto ai soggetti con eGFR “moderatamente” ridotto, ma senza proteinuria. Questi risultati non sono mutati misurando la proteinuria con metodi differenti e sono indicativi di diverse condizioni cliniche, come infarto miocardico e necessità di dialisi o trapianto renale.
Secondo gli autori, i risultati da loro ottenuti hanno importanza, perché gli attuali criteri di stadiazione delle malattie renali si basano esclusivamente sui valori dell’eGFR senza prendere in considerazione i valori di proteinuria (K/DOQI clinical practice guidelines for chronic kidney disease. Am J Kidney Dis 2002; 39, suppl 1: S1-S266), mentre indicano che la stratificazione del rischio fondata sul solo eGFR è relativamente insensibile dal punto di vista clinico.






Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 2038-1840