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DOI 10.1701/519.6213 



Prova di amplificazione dell’acido nucleico nello screening dell’infezione da HIV

Prima che gli anticorpi contro il virus dell’immunodeficienza acquisita dell’uomo (HIV) diventino misurabili nel siero, si verifica la replica del virus e la sua diffusione raggiunge il suo massimo nel siero e nelle secrezioni genitali.
In questo periodo i soggetti infettati sono altamente contagiosi e spesso, ciò che è più grave, non ne sono consapevoli. Studi recenti hanno indicato che molti soggetti infetti da HIV ricorrono a misure per ridurre il rischio di diffusione dell’infezione dopo averne preso conoscenza e ciò indica che l’identificazione dell’infezione in questa fase offre la possibilità di prevenirla. Finora sono usati due tipi di prove di screening convenzionali per l’identificazione degli anticorpi anti-HIV e cioè: 1) le prove immunoenzimatiche (EIA) anti-IgG di prima e seconda generazione che mettono in evidenza rispettivamente anticorpi contro un lisato virale e contro peptide antigene ricombinato o sintetico, e 2) prove di terza generazione EIA anti-IgM e anti-IgG che si avvalgono di una tecnica “sandwich” per identificare isotipi degli anticorpi anti-HIV. Questo terzo tipo di esami consente una identificazione più precoce dell’infezione rispetto alle prove di prima e seconda generazione. L’identificazione dell’antigene p24, quale componente principale della proteina del core di HIV, ha consentito di preparare una prova immunologica di quarta generazione che rivela anticorpi IgM, IgG e antigene p24 anti-HIV e che consente di identificare l’infezione ancora più precocemente dei metodi di terza generazione; questo metodo non è ancora disponibile negli Stati Uniti. Tutte queste prove immunoenzimatiche lasciano ancora aperta una “finestra” – di circa 15-17 giorni – durante la quale si possono avere prove negative nonostante la presenza dell’infezione ( Flebig EW, Wright DJ, Rawal BD, et al. Dynamics of HIV viremia and antibody sieroconversion in plasma donors: implications for diagnosis and staging of primary HIV infection. AIDS 2003; 17: 1871).
È stato introdotto un nuovo metodo per l’identificazione precoce degli anticorpi anti-HIV basato sull’amplificazione dell’acido nucleico (NAAT: Nucleic Acid Amplification Test), che è in grado di rivelare la presenza dell’RNA di HIV durante la “finestra” immunologica lasciata aperta dai su citati metodi EIA (Stramer SL, Glynn SA, Kleinman SH, et al. National Heart, Lung and Blood Institute Nucleic Acid Test Study Group. Detection of HIV-1 and HCV infections among antibody-negative blood donors by nucleic acid-amplification testing. N Engl J Med 2004; 351: 760). Questo metodo rivela anticorpi anti-HIV circa 45 giorni prima del metodo EIA di prima generazione, 32 giorni prima del metodo EIA di seconda generazione, 11 giorni prima del metodo EIA di terza generazione e 6 giorni prima del metodo EIA di quarta generazione.
In un recente studio condotto negli Stati Uniti dal 24 aprile 2006 al 28 marzo 2008 è stato valutato il rendimento del NAAT a confronto con precedenti metodi (Patel P, Mackellar D, Simmonds P, et al. Detecting acute human immunodeficiency virus infection using 3 different screening immunoassays and nucleic acid amplification testing for human immunodeficiency virus RNA, 2006-2008. Arch Intern Med 2010; 170:66).



È stato osservato che il metodo NAAT consente di accrescere l’identificazione dei casi di infezione da HIV soprattutto quando sono usati metodi di screening meno selettivi. Tuttavia, quando il confronto è fatto con metodi di terza generazione, l’aumento dei casi identificati è complessivamente del 2,2%. Gli autori ritengono peraltro che questa percentuale può essere più elevata quando lo screening è diretto all’identificazione di soggetti ad alto rischio. Portano ad esempio i risultati ottenuti in un’area a più elevato rischio, nella quale l’aumento dei casi identificati è stato dell’11,99%. I risultati ottenuti indicano che si debbano usare per lo screening i metodi di terza generazione, più sensibili, in mancanza del metodo NAAT: in proposito, a confronto con il metodo di quarta generazione, il metodo NAAT ha dato un aumento di casi di HIV identificati soltanto dello 0,7%, analogamente a quanto osservato in altri studi. Gli Autori ricordano, infine, che i casi non identificati con metodo di quarta generazione hanno una bassa carica virale ed una fase acuta iniziale molto breve dell’infezione da HIV; pertanto il rendimento del metodo NAAT rispetto al metodo di quarta generazione può essere portato al massimo soltanto in popolazioni ad alta incidenza di infezione, in cui sono più probabili i casi con infezione iniziale. Saranno comunque necessari ulteriori studi su questi punti.



Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 2038-1840