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DOI 10.1701/955.10459 Scarica il PDF (1.595,5 kb)
Recenti Prog Med 2011;102(10):412



Non mi faccia perdere tempo
Non si fa l’urologo per vocazione. Avere l’ambizione di salvare vite umane e mettere un dito nel sedere alla gente non sono progetti conciliabili. Certo, si potrà dire che qualcuno deve pur farlo. D’accordo. Purché non lo faccia a me. Anna però s’è messa in testa che mi serve una visita.



– Alla tua età devi farti controllare…
Che scemenza. È da giovani che bisognerebbe farsi controllare, si ha tutta la vita davanti e tante cose da fare. Conviene curarsi quando si sta bene, per rimanere in salute. A settantasei anni, si sta male per forza. In ogni caso, Anna non ha mollato. Così, eccomi nella sala d’aspetto di un medico, specialista in urologia, in mezzo ad anziani accompagnati dalle mogli o dai figli. L’arredo è squallido, casomai qualcuno speri di distrarsi guardandosi intorno. Vicino alla finestra, c’è una poltrona che avrebbe fatto brutta figura anche nella capanna dello zio Tom. Penso che i medici lo facciano apposta, per angosciare i pazienti e renderli sottomessi.
Prendo in mano una rivista senza copertina, contiene un interessante articolo sulle malattie polmonari senili. Sono un po’ preoccupato per la visita ma, per fortuna, ho trovato una lettura che mi metterà di buon umore.
(…) A un tratto, chiamano il mio nome. Avete notato quanto sia estraneo e spaventoso il suono del proprio nome in queste circostanze? Sei tu, senza dubbio, si tratta del piccolo grumo di sillabe che costituisce la tua identità sociale, eppure, in un frangente del genere, lo senti straniero, avulso, addirittura ostile. (…)
Varco la soglia dell’ambulatorio e non c’è niente di cui stupirsi, un paravento, un lettino, le solite cose da studio medico. Dietro la scrivania, un dottore molto giovane, con capelli nerissimi tagliati corti, alto, in camice d’ordinanza.
Gli spiego i miei problemi, li ha già sentiti centinaia di volte raccontati da centinaia di pazienti identici a me.
Infila il guanto.
La sua idea è evidente: calarmi i pantaloni, infilarmi qualcosa là dietro e poi avere dei soldi in cambio. Un’attività simile a quella dei gigolò, in fin dei conti. Al pensiero, mi scappa da ridere.
– Senta, facciamo cosí, – gli dico, – evitiamo la visita… la prostata è gonfia, glielo dico io… è la mia, lo saprò…
– La visita rettale è necessaria…
– Sí… io però pensavo che si potesse passare direttamente all’esame successivo… l’ecografia o quello che è… tanto, appurato che è gonfia…
– Ecco… dobbiamo appurarlo, prima… sia gentile, non mi faccia perdere tempo.
Quando un medico dice «non mi faccia perdere tempo», non esiste piú margine di trattativa. Dovrei andarmene ed è quello che farei, se fuori non ci fosse Anna.

Da: Un calcio in bocca fa miracoli,
di Marco Presta.
Einaudi, Torino 2011.
Pagine 120-121.
Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 2038-1840